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Perché i segni zodiacali sono 12 e perché l'anno astrologico comincia in primavera

Dai Babilonesi a Tolomeo: come è nato lo zodiaco, perché l'Ariete è il primo segno e cosa c'entra il capodanno di Firenze

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Perché i segni zodiacali sono 12, e chi ha inventato lo zodiaco? Sono domande semplici, che quasi nessuno si fa: i dodici segni ci sembrano ovvi come i dodici mesi. Eppure dietro quel numero ci sono secoli di osservazioni del cielo, un modo antico di contare e un'idea precisa di quando comincia l'anno.

La storia passa per la Mesopotamia, per la Grecia e per l'Egitto, e arriva fino ai nomi dei nostri mesi. Conoscerla aiuta anche a capire perché l'Ariete è il primo segno, e perché i segni non coincidono più con le stelle di cui portano il nome.

La strada del Sole

Tutto comincia da un'osservazione. Nel corso di un anno il Sole sembra spostarsi tra le stelle, circa un grado al giorno, e alla fine torna al punto di partenza. La linea che disegna si chiama eclittica. In realtà è la Terra a girare intorno al Sole, ma da quaggiù il movimento appare così.

La Luna e i pianeti non vagano per tutto il cielo. Restano vicini a quella stessa linea, qualche grado sopra o sotto. La fascia che la circonda è lo zodiaco: una specie di strada su cui passano tutti gli astri che cambiano posizione. Per orientarsi su quella strada servivano punti di riferimento, e i primi a fissarli in modo sistematico furono gli astronomi della Mesopotamia.

Secoli di osservazioni babilonesi

I Babilonesi osservarono il cielo per secoli, annotando le posizioni della Luna e dei pianeti e i fenomeni che consideravano presagi. Uno dei testi più importanti di questa tradizione si chiama MUL.APIN. Secondo gli studiosi fu compilato intorno al 1000 a.C., o poco prima, a partire da dati ancora più antichi.

Il MUL.APIN elenca una serie di costellazioni che si trovano sul "sentiero della Luna": circa diciassette o diciotto, non dodici. Erano figure di grandezza diversa, alcune enormi, altre piccole. Molte sono le antenate dei nostri segni. Il Toro del cielo c'era già, e c'erano i Grandi Gemelli. L'Ariete, invece, aveva allora un altro volto: era il "Bracciante", un lavoratore a giornata.

Il passo decisivo arriva più tardi. Intorno al V secolo a.C. gli astronomi babilonesi cominciano a usare uno zodiaco di dodici segni uguali, ciascuno di 30°. Non è più un elenco di figure, ma un righello: serve a misurare dove si trova un pianeta con precisione. Nello stesso periodo nasce l'astrologia personale. Il più antico oroscopo conosciuto è babilonese e risale alla fine del V secolo a.C.

Perché proprio dodici

Nessun testo antico spiega la scelta in una riga. Le ragioni più probabili, però, sono tre, e si rafforzano a vicenda.

La spiegazione più diffusa riguarda la Luna. In un anno ci sono circa dodici lune piene: per l'esattezza 12,37 lunazioni. Dodici è il numero intero più vicino. Non è un conto perfetto, e infatti il calendario babilonese, che seguiva la Luna, aggiungeva ogni tanto un tredicesimo mese per restare al passo con le stagioni. Ma per dividere il cammino del Sole in "mesi" del cielo, dodici era la scelta naturale.

La seconda ragione è pratica. Dodici si divide per 2, per 3, per 4 e per 6. Si presta a raggruppamenti di ogni tipo: due metà, tre gruppi di quattro, quattro gruppi di tre. È lo stesso motivo per cui si vendono ancora le uova a dozzine.

La terza è il modo di contare. I Babilonesi usavano un sistema in base 60, e da loro abbiamo ereditato i 360 gradi del cerchio, i 60 minuti dell'ora e i 60 secondi del minuto. Dodici segni da 30° fanno esattamente 360°. Il numero dodici entra in quel sistema senza resti: il cielo diventa un cerchio facile da misurare.

Il cerchio degli animali

Dopo le conquiste di Alessandro Magno, i saperi babilonesi arrivano nel mondo di lingua greca. In Grecia e soprattutto nell'Egitto ellenistico, ad Alessandria, lo zodiaco riceve i nomi che usiamo ancora. I Greci lo chiamano zōdiakòs kýklos, il "cerchio delle figure": zōdion vuol dire "figurina", "piccolo animale", e molti segni sono animali.

Qualche figura cambia lungo la strada. Il Bracciante babilonese diventa l'Ariete. La Bilancia, all'inizio, non esisteva: i Greci chiamavano quella parte di cielo Chēlai, le "chele" dello Scorpione, che si allungava fin lì. Solo in età romana le chele diventano un segno a sé, la Bilancia, in latino Libra.

Ad Alessandria nasce anche l'astrologia ellenistica, da cui discende quasi tutta l'astrologia occidentale. Il suo autore più influente è Claudio Tolomeo, che nel II secolo d.C. scrive il Tetrabiblos, letteralmente "quattro libri". È lì che si trova una delle spiegazioni più antiche del perché si comincia dall'Ariete.

Perché l'Ariete è il primo segno

Un cerchio non ha un inizio naturale: bisogna sceglierlo. Lo zodiaco tropicale, quello usato in Occidente e da questo sito, parte dal punto vernale, il punto in cui si trova il Sole all'equinozio di primavera. Lì è 0° Ariete. L'ingresso del Sole in Ariete coincide quindi con il primo giorno di primavera, intorno al 20-21 marzo.

La scelta non è un capriccio. Nel mondo antico molti calendari cominciavano in primavera. A Babilonia il capodanno cadeva nel mese di Nisannu, all'inizio della primavera, con la grande festa di Akitu. Anche a Roma il calendario più antico cominciava a marzo. Lo portiamo ancora con noi: settembre, ottobre, novembre e dicembre significano "settimo", "ottavo", "nono" e "decimo" mese, e lo erano davvero, contando da marzo.

Tolomeo dà anche una ragione legata alla natura. Spiega che si comincia dall'Ariete perché la primavera è l'inizio dell'umido, della crescita: il momento in cui la vita si risveglia dopo l'inverno. L'anno astrologico comincia quando comincia l'anno della terra.

In Italia l'idea è durata a lungo. A Firenze, per secoli, l'anno cominciava il 25 marzo, festa dell'Annunciazione, nove mesi prima di Natale: era il cosiddetto stile fiorentino, ab incarnatione. Lo abolì Francesco Stefano di Lorena, e solo dal 1750 il capodanno fiorentino passò al 1° gennaio. Per i documenti antichi della città, una data tra il 1° gennaio e il 24 marzo va quindi spostata all'anno successivo.

Dodici stagioni dentro le quattro

Legare lo zodiaco alla primavera ha una conseguenza elegante: i dodici segni si dispongono dentro le quattro stagioni, tre per ciascuna. Ogni segno zodiacale occupa un momento preciso della sua stagione, e da qui nasce la modalità.

Nell'emisfero nord, dove è nata l'astrologia occidentale, funziona così:

  • segni cardinali (Ariete, Cancro, Bilancia, Capricorno): aprono le stagioni, ai due equinozi e ai due solstizi. Sono segni di slancio e di inizio;
  • segni fissi (Toro, Leone, Scorpione, Acquario): stanno nel cuore della stagione, quando il clima si assesta. Parlano di stabilità;
  • segni mobili (Gemelli, Vergine, Sagittario, Pesci): chiudono la stagione e preparano la successiva. Parlano di passaggio e di adattamento.

L'Ariete apre la primavera, il Toro la porta al massimo, i Gemelli la accompagnano verso l'estate. Lo stesso ritmo si ripete quattro volte. Visto così, lo zodiaco è soprattutto un calendario: un modo di raccontare l'anno solare in dodici capitoli. Puoi ritrovarli tutti nella pagina dei dodici segni zodiacali.

Segni e costellazioni oggi

C'è un'ultima complicazione, scoperta già nell'antichità. L'asse della Terra oscilla lentamente come una trottola, e il punto vernale arretra rispetto alle stelle di circa un grado ogni 72 anni. È la precessione degli equinozi, attribuita all'astronomo greco Ipparco, nel II secolo a.C.

Per questo, oggi, all'equinozio di primavera il Sole non si trova più davanti alla costellazione dell'Ariete, ma a quella dei Pesci. I segni e le costellazioni si sono separati. Lo zodiaco tropicale, però, non cambia: i segni restano dodici, tutti di 30°, perché misurano le stagioni e non le figure delle stelle. Da questa differenza nasce anche la storia del "tredicesimo segno", raccontata nell'articolo su Ofiuco.

E chi è venuto al mondo a ridosso di un cambio di segno? I confini sono netti, ma la data esatta cambia di poco da un anno all'altro: se ti riguarda, trovi tutto nell'articolo sui nati in cuspide.

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