Disastro, influenza, lunatico: le parole dell'astrologia che usiamo senza saperlo
Dalle stelle storte ai giorni della settimana: il cielo degli antichi è rimasto nascosto nella lingua di tutti i giorni
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Disastro, influenza, lunatico, considerare: sono parole che vengono dall'astrologia, e le usiamo ogni giorno senza pensarci. Chi dice di essere nato sotto una buona stella, o che un collega oggi ha la luna storta, parla la lingua degli astrologi antichi senza accorgersene.
Per secoli l'astrologia non è stata una curiosità da rubrica, ma una parte normale del sapere. Si studiava nelle università e accompagnava il lavoro dei medici. Molte di quelle parole sono rimaste anche quando il loro senso originale è stato dimenticato. Ritrovarle è un piccolo viaggio nella storia dell'italiano, e non serve credere agli oroscopi per goderselo.
Le stelle dentro le parole
"Disastro" è la più trasparente. È formata da dis-, che indica qualcosa di storto o di contrario, e da "astro": un disastro è, alla lettera, una cattiva stella. La sventura arrivava perché un astro era avverso, mal disposto verso chi la subiva. Molti dizionari la considerano una parola nata in italiano, da cui sarebbero venuti il francese désastre e l'inglese disaster.
"Considerare" e "desiderare" hanno una storia più discussa. Un'etimologia antica e molto diffusa le collega entrambe al latino sidus, "stella" o "costellazione". Considerare, da cum e sidus, sarebbe stato "osservare le stelle insieme", cioè con attenzione, prima di prendere una decisione. Desiderare, da de e sidus, sarebbe stato "sentire la mancanza delle stelle", forse un termine del linguaggio degli àuguri, che leggevano i segni del cielo. È una spiegazione bellissima, ma i linguisti la discutono e non tutti la accettano: conviene prenderla per quello che è, un'ipotesi suggestiva.
Poi c'è "influenza". Nel latino medievale influentia era il "fluire dentro": le forze degli astri che scendevano sulla Terra e agivano sui corpi, sulle piante, sugli eventi. Quando un'epidemia colpiva molte persone insieme, senza una causa visibile, sembrava naturale attribuirla a un influsso del cielo. L'italiano ha dato quel nome alla malattia di stagione, e a metà del Settecento, durante una grande epidemia, l'inglese l'ha preso così com'era: influenza, poi accorciato in flu. Ancora oggi diciamo che una persona è influente o che ha una cattiva influenza su qualcuno. Persino gli influencer dei social, a ben guardare, portano un nome che viene dalle stelle.
I pianeti e i caratteri
Gli astrologi antichi davano a ogni pianeta un temperamento, e chi nasceva sotto il suo influsso, si pensava, ne portava qualcosa. Molti aggettivi italiani vengono da qui, e ricalcano il carattere dei pianeti della tradizione.
- Gioviale viene da Giove, il re degli dei e il pianeta della crescita e della fiducia. Chi è gioviale è allegro, cordiale, di buona compagnia.
- Saturnino viene da Saturno, il pianeta più lento e più freddo. Una persona saturnina è cupa, riflessiva, malinconica. Gli alchimisti chiamavano Saturno anche il piombo, metallo grigio e pesante: da qui il "saturnismo", l'avvelenamento da piombo. E chi attraversa il ritorno di Saturno, intorno ai trent'anni, sa bene che quel pianeta chiede serietà.
- Marziale viene da Marte, il dio della guerra. Un portamento marziale è fiero e deciso, e la stessa parola vive nelle arti marziali, nella legge marziale, nella corte marziale.
- Mercuriale viene da Mercurio, il messaggero veloce che cambia natura a seconda della compagnia. Un carattere mercuriale è vivace, brillante, volubile. Anche il metallo porta il suo nome: il mercurio, che i nostri nonni chiamavano argento vivo. E chi non sta mai fermo, appunto, ha l'argento vivo addosso.
- Venereo viene da Venere e riguarda l'amore dei sensi. Oggi sopravvive quasi solo nelle "malattie veneree", un'eredità poco romantica per il pianeta della bellezza.
- Solare, infine, è il complimento più luminoso: una persona solare è aperta, calda, piena di vita, come il Sole che anche nel tema natale rappresenta la vitalità.
Non è un caso che i due aggettivi più gentili vengano da Giove e Venere, e i due più severi da Saturno e Marte. La tradizione divideva proprio così i pianeti, tra benefici e malefici: i primi portano facilità, i secondi prove.
La Luna e l'umore
"Lunatico" viene dal latino tardo lunaticus. Si diceva di chi soffriva di disturbi che sembravano tornare con il ritmo della Luna. Oggi indica chi cambia umore di continuo, come la Luna cambia aspetto nel corso del mese. "Avere la luna storta", cioè essere di cattivo umore, richiama la stessa idea. Per l'astrologia la Luna è proprio questo: le emozioni, l'umore che varia di giorno in giorno.
Il "lunario" era un calendario popolare che segnava le fasi lunari, le feste e spesso i consigli per la semina. "Sbarcare il lunario" voleva dire arrivare in fondo a quel calendario, cioè alla fine dell'anno, riuscendo a tirare avanti. Oggi è arrivare a fine mese con qualche fatica. Il lunario moderno, se vuoi, è il calendario lunare di questo sito, mese per mese.
I giorni della settimana
Il calendario che usiamo ogni giorno è un piccolo tema astrale. Lunedì è il giorno della Luna, martedì di Marte, mercoledì di Mercurio, giovedì di Giove, venerdì di Venere. In latino erano Lunae dies, Martis dies, Mercurii dies, Iovis dies, Veneris dies.
Mancano due pianeti, Saturno e il Sole. Anche loro avevano il loro giorno, ma con il cristianesimo l'italiano li ha sostituiti. Il sabato prende nome dal sabbath ebraico, il giorno del riposo. La domenica viene da dies dominica, il giorno del Signore. L'inglese invece li ha conservati: Saturday è ancora il giorno di Saturno, Sunday il giorno del Sole.
Perché proprio quest'ordine? La risposta sta in un'idea antica, quella delle ore planetarie. Gli astrologi mettevano i sette pianeti in fila dal più lento al più veloce, nella cosiddetta sequenza caldea: Saturno, Giove, Marte, Sole, Venere, Mercurio, Luna. Ogni ora del giorno era governata da un pianeta, seguendo questa fila e ricominciando da capo. Il pianeta della prima ora dava il nome all'intero giorno.
Un giorno ha 24 ore, e 24 diviso 7 dà resto 3. Così il giorno dopo comincia con il pianeta che sta tre posti più avanti nella sequenza. Dopo Saturno viene il Sole, dopo il Sole la Luna, poi Marte, Mercurio, Giove, Venere, e di nuovo Saturno. È esattamente la nostra settimana: sabato, domenica, lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì.
Espressioni nate sotto le stelle
La parola "oroscopo" viene dal greco hōroskópos, "che osserva l'ora". Per gli antichi era il nome del grado che sorgeva a est al momento della nascita: quello che oggi chiamiamo ascendente. Era il punto più importante del tema, e infatti "avere ascendente su qualcuno" vuol dire ancora oggi avere un forte influsso su di lui. Chi vuole conoscere il proprio può calcolare l'ascendente con data, ora e luogo di nascita.
"Nascere sotto una buona stella", o sotto una cattiva, è l'idea astrologica allo stato puro: la sorte segnata dal cielo del primo giorno. Chi scampa a un pericolo "ringrazia la sua stella", come se ognuno ne avesse una personale che veglia su di lui.
"Essere al settimo cielo" indica la massima felicità. L'origine non è certa. Nella cosmologia antica, ripresa da Tolomeo e poi da Dante, intorno alla Terra giravano i cieli dei pianeti, uno dentro l'altro. Nel Paradiso il settimo è il cielo di Saturno, quello degli spiriti contemplativi, l'ultimo dei pianeti prima delle stelle fisse. Altri collegano il modo di dire alla tradizione ebraica e islamica dei sette cieli, dove il settimo è il più alto.
E poi c'è la "quintessenza", la parte più pura di qualcosa. Per Aristotele il mondo sotto la Luna era fatto di quattro elementi: terra, acqua, aria e fuoco, gli stessi che l'astrologia usa ancora per dividere i segni (se ne parla in gli elementi dei segni). I cieli, invece, erano fatti di un quinto elemento, l'etere, perfetto e incorruttibile. Il latino medievale lo chiamò quinta essentia: la quinta essenza, la sostanza delle stelle.
Le stelle alla fine di ogni viaggio
Il più grande poeta italiano conosceva bene questo cielo, e gli ha affidato l'ultima parola. Le tre cantiche della Divina Commedia finiscono tutte con "stelle". L'Inferno: "E quindi uscimmo a riveder le stelle". Il Purgatorio: "puro e disposto a salire a le stelle". Il Paradiso: "l'amor che move il sole e l'altre stelle".
Si può credere o no agli astri. Ma quando diciamo che una giornata è stata un disastro, che abbiamo l'influenza o che un amico è un po' lunatico, il cielo degli antichi è ancora lì, nascosto dentro le parole.