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Yod

Detto anche: Dito di Dio, Dito del destino

Due pianeti in sestile tra loro, entrambi a 150° da un terzo: un triangolo stretto e allungato che punta su un pianeta. Si legge come un compito che chiede aggiustamenti continui.

Un triangolo che punta

Lo Yod unisce tre pianeti. Due sono in sestile, cioè a 60° l'uno dall'altro. Il terzo si trova lontano, a 150° da entrambi: con ciascuno forma un quinconce.

Nel disegno del tema le linee formano un triangolo isoscele molto allungato. I due pianeti in sestile stanno alla base, vicini; il terzo sta in cima, dalla parte opposta del cerchio. È questo pianeta, detto vertice o punta, a ricevere tutta l'attenzione.

Un esempio: un pianeta nel Toro e uno nel Cancro, in sestile, con un terzo pianeta nel Sagittario. Il Sagittario è a cinque segni da entrambi, e chiude la figura.

Il nome

Yod è una lettera dell'alfabeto ebraico, la più piccola. I nomi popolari, dito di Dio o dito del destino, vengono dall'immagine di un indice puntato su un punto preciso del tema.

È una configurazione dell'astrologia moderna, entrata nell'uso nel Novecento insieme all'attenzione per gli aspetti minori. Nell'astrologia tradizionale non esiste: i segni a cinque segni di distanza sono in avversione, cioè "non si vedono", e per gli antichi tra quei pianeti non c'era alcun aspetto.

Un compito che chiede aggiustamenti

Il quinconce è letto come un aspetto di disagio: unisce due segni che non hanno niente in comune, né elemento né modalità né polarità. Lo Yod ne contiene due, entrambi rivolti verso lo stesso pianeta.

Per questo l'astrologia moderna lo interpreta come una spinta che non si risolve con un solo gesto. Il pianeta al vertice deve continuamente mettere d'accordo le richieste dei due pianeti alla base, che tra loro collaborano bene ma parlano una lingua diversa dalla sua.

Molti astrologi vedono nello Yod un senso di compito o di vocazione: qualcosa che si sente di dover fare, anche senza capire subito come. Il percorso è fatto di prove, correzioni, cambi di rotta. Non si tratta di un destino segnato ma di una direzione che si chiarisce con il tempo.

Come si legge

La parte più importante è il vertice. Il suo segno, la sua casa e la natura del pianeta indicano dove si concentra il compito. I due pianeti alla base dicono quali risorse sono disponibili per affrontarlo.

Poiché si tratta di aspetti minori, chi usa lo Yod lavora di solito con un orbe stretto, di pochi gradi. Uno Yod largo, con aspetti lontani dall'esattezza, viene considerato debole o non viene contato.

Nei transiti, quando un pianeta lento passa sul vertice o sul punto opposto, la figura si attiva e il tema del compito torna in primo piano.

Vedi anche

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